Alessandro Broccolo – Life Purpose Leadership Coach

Job Hopping e come Essere al 100% nel lavoro

10 Maggio 2022

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Ciao a tutte e tutti,

questa newsletter prende spunto da due articoli e post che ho letto questa settimana.
Il primo è di Will Media  ed il secondo del mitico Deepak Chopra.
Will media ci parla del fenomeno (se così lo possiamo chiamare) del “Job Hopping” ovvero la tendenza sempre più comune a cambiare facilmente lavoro. Chopra, essendo un maestro della spiritualità, ci racconta della “beatitudine” al lavoro. 

Partiamo da Will Media: ilpunto che ha attirato la mia attenzione è il terzo, ovvero il fatto che 1 persona su 4 inizia un nuovo lavoro pensando al dopo, alla prossima occupazione.

— Cosa ci vedete di controproducente in questo? —

Non pensate al controproducente come “sbagliato”, ma semplicemente non naturale. Quando qualcosa non è naturale è faticosa, stanca, stressa, attiva la parte più ansiosa della mente. Quando qualcosa è naturale, nel senso di spontaneo, ci nutre, ci da soddisfazione, ci fa sentire realizzati e soprattutto viene vissuta fino in fondo. Per come ci raccontiamo noi la Purpose e per come la racconto in lungo ed in largo nel libro che spero vorrete leggere, essa è la naturale espressione di quello che siamo dentro.

— La seconda domanda è quindi: ” quello che Siamo cambia in funzione del lavoro che stiamo facendo?”–

La risposta è NO, cambiano lo stato mentale, le aspettative, il mi piace e non mi piace, lo stress, la quantità di energia che ci mettiamo, ma se fossimo in grado di usare la mente e non farci usare da essa, quello che siamo e come lo esprimiamo sarebbe sempre uguale in tutto quello che facciamo. Fare un’attività, una qualunque attività, pensando a cosa dovrò fare dopo è il modo miglior per far farsi del male. In questo caso non stiamo parlando di pianificazione e strategia, stiamo parlando di non attenzione a “come e chi siamo” mentre facciamo quella attività.

— Qual è secondo voi il significato profondo di questo? —

Il significato che vi proporrei di andare ad esplorare, se fossimo in una sessione di coaching, è che questo non ha a che fare con la bellezza o no del lavoro che stiamo facendo, ovviamente può essere che stiamo facendo qualcosa che apparentemente non ci piaccia. Questo ha a che fare con il decidere di non Essere noi stessi in ogni momento e in ogni attività; noi stessi nel senso spirituale del termine. Quello che ci accade è tutto e niente alla stesso tempo in base a come noi lo percepiamo ed a come decidiamo di Essere e usarlo. Se faccio un lavoro pensando che tanto lo cambierò a breve, rischio di perdere la possibilità di Essere me stesso sempre.

— L’ultima domanda è quindi: ” dove mi porta questo atteggiamento?” —

E’ proprio quello di cui parliamo spesso, ovvero l’andare “fuori noi stessi”. Saltare da un lavoro all’altro o meglio iniziare un lavoro con troppi “se”, ci porta a pensare che Essere noi stessi, che Essere leader e che Essere felici, dipenderà da un qualcosa fuori di noi e, ancora peggio, da qualcosa che ancora non c’è e che ci sarà in futuro, non si sa bene quando. Questo vale per il pranzo pensando al dopo pranzo, per la sera pensando al giorno dopo e per lo stage pensando a come sarà la mia carriera tra 20 anni. 

Andiamo dritti a Depak Choopra che vede anche nel lavoro la possibilità di vivere in quella beatitudine divina che è parte di noi, che è quello che siamo.
Il fatto che ognuno di noi abbia la propria Purpose, quella che in oriente e per Choopra si chiama “Dharma”, è una grande opportunità che però viene fraintesa. Dove sta il fraintendimento? La Purpose, il Dharma, si manifesta davanti a noi sempre, in ogni momento, ma noi, a causa della nostra mente, non lo vediamo e ci mettiamo alla sua ricerca. Questo si lega a quanto dicevamo prima, ovvero al fatto che tutto è quelle che deve essere, sta solo a noi capire come includerlo e accettarlo.

E io come vivo tutto questo? L’ equilibrio tra accettare, anzi tra vedere la realtà oltre l’idea che mi faccio di essa, a causa di quello che voglio e non voglio, è difficile. Il Purpose Coaching mi aiuta in questo, perchè, dopo il sentire interiore, spirituale, cerco subito un modo per realizzare nella pratica quello che sento dentro. Anche la mia testa, come immagino la vostra, salta sempre al dopo. La domanda che mi aiuta è:

“chi e come voglio Essere ora”.

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