Alessandro Broccolo – Life Purpose Coach

La scelta giusta è la più facile…ma non è il contrario?

15 Giugno 2022

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Intro: Dal primo all’ultimo respiro della nostra vita, il dovere ci chiama. Ma il dovere è il miglior modo di essere e agire, di performare? di essere leader? Concentrando la nostra attenzione e le nostre energie sul dovere, siamo efficaci ed efficienti nel raggiungere i nostri risultati? E soprattutto, questo ci fa stare bene, ci fa stare nel Life Purpose Balance?

Se vuoi ascoltare il podcast clicca qui.

L’universo, la natura, la vita, si evolvono, si esprimono, funzionano in un certo modo, perchè devono o perchè è naturale che sia così?

In un certo senso entrambi, probabilmente tutto dipende dal significato che diamo al verbo “dovere”.

Nel suo libro “Le sette leggi spirituali del successo”, Deepak Chopra mette al quarto posto la “legge del minimo sforzo”. Appena lessi il titolo di quel capitolo, io, che sono stato assorbito solo dal senso del dovere da quando ero piccolo fino a poco tempo fa, ho subito pensato: “ecco una proposta new age sull’accettazione o qualcosa del genere”.

Ovviamente, essendo ormai allenato, ho subito cambiato mindset, focus e con apertura mi sono buttato nella lettura.

Qual è il concetto: in natura tutto si evolve con il minimo sforzo, nel senso che tutto trova sempre la via “PIÙ NATURALE (APPUNTO)” per svilupparsi, evolversi e manifestarsi.

Questo non vuol dire che sia sempre facile, scontato, che segua sempre la strada standard, ma allo stesso tempo c’è un qualcosa che fa in modo che tutto ritrovi il proprio equilibrio e che tutto possa nascere o morire per come semplicemente deve essere; sì ho usato il verbo “deve” non a caso. Ho anche detto “morire”, perchè in effetti quanto una cosa per “natura” non può vivere è naturale che muoia.

Fate velocemente un parallelo con il mondo del lavoro, con le aziende che nascono e muoiono, con i 100 progetti che lanciate dei quali magari 90 falliscono ed il concetto è subito chiaro. Non associate la “morte” a quello stato del quale non vogliamo parlare, ma pensiamola come transizione, trasformazione.

La trasformazione è la base del business giusto? Nel trasformarsi una cosa si evolve, lasciando quella che era (morendo) per diventare un qualcosa d’altro (rivive in altro modo).

Questa è una forma di accettazione, una sorta di definizione di accettazione, una delle tante che mi piace usare e che sta bene con la LIFE PURPOSE LEADERSHIP.

Quindi: è naturale che sia così, niente va avanti per senso del dovere, tutto va avanti perché dev’essere così, è naturale che sia così.

Qui nasce la contraddizione: è naturale, ma allo stesso tempo “deve” essere così. Ma allora un senso del dovere c’è? Non è quindi vero quello che dice Chopra nel suo libro e che ci insegnano tutti i maestri spirituali? Che tutto sia naturale e non ci sia il dovere, significa scegliere la strada più facile? Un alberto che nasce su una roccia, da solo e con il vuoto sotto, ha forse scelto la strada più facile?

Per superare questa contraddizione dobbiamo capire cosa sia il dovere.

Riprendiamo proprio una frase del libro “Le sette leggi spirituali del successo”:
l’intelligenza della natura opera senza fatica, senza incontrare ostacoli e spontaneamente. È non-lineare, intuitiva, olistica e vitalizzante.
Chopra, Deepak. Le sette leggi spirituali del successo (Wellness Paperback) (Italian Edition) SPERLING & KUPFER. Edizione del Kindle. Posizione 349
Di questa intelligenza della natura ne facciamo parte anche noi, anche se per mancanza di ascolto, mancanza di vera sostenibilità, ce lo dimentichiamo.

Questa intelligenza è efficace ed efficiente.

Ci sono due tipi di doveri:
quelli associati ad uno sforzo;
quelli che nascono da uno stato naturale intrinseco ad ognuno di noi, uno stato naturale dal quale spesso ci allontaniamo, uno stato di Purpose e libertà quindi di Purpose Leadership, mosso dall’energia per la vita. Questa energia si chiama amore.

Questa è l’energia che fa in modo che un albero possa nascere su un precipizio, che un bambino possa nascere in un momento di guerra e che una persona trasformi il proprio sogno in un grande progetto lavorativo, imprenditoriale e personale.

Perchè la maggior parte dei doveri sono associati ad uno sforzo?

Non sto dicendo che questi doveri, quelli con sforzo, poi non ci daranno soddisfazione, sto dicendo che costano fatica, che nel percorso qualcuno si può fare male, non necessariamente noi, ma anche persone alle quali teniamo o perfetti sconosciuti che hanno con noi un solo rapporto di lavoro.

Questo genere di soddisfazione, quella dei doveri con sforzo, è quella del “fuori di noi”, quella che in altre puntate abbiamo chiamato la “felicità con il se”.

Lo sforzo è conseguente a dove mettiamo la nostra attenzione e di conseguenza la nostra intenzione e quindi l’energia; anche di questo abbiamo già parlato in una scorsa puntata.

Questo dovere fuori di noi nasce quando:
mettiamo l’attenzione sull’ego;
sul controllo;
sul potere;
sul denaro;
solo sull’immagine;
sulla paura di critiche, fallimento;
sulle aspettative nostre e altrui;
sul si è sempre fatto così;
non accettiamo le cose come devono essere;
non ascoltiamo e cerchiamo di imporre il nostro punto di vista;
ci mettiamo sulle difensive;
ATTENZIONE A QUESTO PUNTO. Crediamo di reagire alle situazioni avverse, quando invece stiamo reagendo alle nostre sensazioni, emozioni e sentimenti interni, quindi non siamo equanimi.

Questo sforzo nasce dal fatto che per vivere così ci serve un sacco di energia, perché stiamo andando contro natura.

Dove dovremmo invece mettere la nostra attenzione? Quale può essere un senso naturale del dovere?

L’unico dovere che realmente abbiamo è esprimere la vita che è dentro di noi. Per esprimerla ci servono motivazioni intrinseche e queste si trasformano in azioni grazie alla Purpose. Queste azioni sono compiute in armonia ed equilibrio di corpo, mente ed energie.

Torniamo sempre al concetto di non separazione; quando parliamo di interiorità, non la stiamo separando dal corpo e dalla mente (che già in sé non sarebbero neanche separati tra loro, ma noi li separiamo per semplificare il linguaggio).

Il corpo e la mente e le energie ci servono per esprimere questa interiorità ed il filo conduttore è sempre la Purpose.

Se il nostro dovere è vivere, il punto di riferimento è interno a noi e alle caratteristiche che questo interno ha. L’interno lo potete chiamare spirito, principio, UNO o come dico sempre semplicemente coscienza e consapevolezza. L’interno è il CHI.

Quando abbiamo questo interno come punto di riferimento non abbiamo paura di critiche, fallimenti, aspettative perché c’è semplicemente un’espressione di quello che siamo.

Qui forse ci siamo fregati di nuovo, cosa dite? Spero vi piaccia pensare che l’unico dovere che abbiamo sia vivere, ma allo stesso tempo questo è un dovere immenso, questa è una vera e propria responsabilità.

QUI SI VEDE IL VERO LEADER.

Accettare questo dovere è, appunto, prima di tutto accettare. E’, come scrivo nel mio libro “perdere tutto”, perché non ci facciamo guidare dal nostro ego, ma lo usiamo.

Sì, perché l’ego è parte integrante della vita, della motivazione, del desiderio; senza ego non ci sarebbe nulla. Il problema è identificarsi con esso e lasciarsi usare da esso invece che usarlo.

Questo dovere ci “obbliga” a sviluppare intelligenza emotiva, equanimità, pazienza, capacità di lasciar andare, coraggio, speranza e visione strategica.

Una visione strategica che ci obbliga a costruire una nuova tattica.

Chiudiamo questa puntata proprio vedendo questo.

1 le nostre motivazioni intrinseche;
2 quello che conta per noi.

Se portiamo sempre dentro di noi l’attenzione, con un stile di vita nella Purpose, questi due punti sono quelli che ci guidano.

Sulla base di essi possiamo più facilmente capire cosa fare in allineamento con CHI SIAMO.

Poi….

se capire questo e metterlo in pratica è un “dovere naturale”, allora la pazienza, che in termini di leadership si chiama – lungimiranza, strategia, pensiero critico, discernimento, ci porta verso fare i piccoli passi che con naturalezza si manifestano come opportunità o come test. Agire per piccoli passi vale sia per un progetto che per la nostra interiorità.

Qui arriviamo quindi ad una forma di accettazione, ovvero dare la possibilità a noi stessi di fare piccoli passi nel liberarci da doveri fuori di noi; se dobbiamo ancora per un pò stare fuori di noi, meglio farlo per scelta e non come impulso.

Accettare questo significa accogliere che quello che siamo e che facciamo in questo momento è la cosa giusta per noi se ne cogliamo l’opportunità per tornare dentro, alla nostra Purpose, alla nostra natura.

Per citare sempre Chopra:

«Il passato è storia, il futuro è un mistero e questo momento è un dono. Ecco perché viene chiamato ‘presente’».

Chopra, Deepak. Le sette leggi spirituali del successo (Wellness Paperback) (Italian Edition) . SPERLING & KUPFER. Edizione del Kindle. Posizione 99.



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